RESTAURO DELL’ORGANO SITO NELLA PARROCCHIA MARIA SS.MA DEL CARMINE DI CONVERSANO

All’interno dell’arcata del matroneo, nella cantoria posta a sinistra dell’altare maggiore,in cornu evangelii, dissestato, sconnesso, prostrato dall’incuria del tempo e dall’indifferenza e dagli uomini, è visibile l’organo di scuola napoletana, forse di fattura tardo settecentesca.

Nella sua storia ha subito diverse modifiche ed adattamenti, tradendo la sua originalità e le sue caratteristiche.

Inutilizzabile da ormai molti anni, con le canne di facciate fortemente intaccate dalla “peste dello stagno”, molte altre deformate, quelle in legno con spaccature e con tutte le parti di legno, compreso il somiere maestro, aggredite dai tarli, si può definire, allo stato, uno strumento morto, una rovina, un rudere.

Solo gli animi gentili, solo chi crede nella forza dell’amore che trasfigura, riesce ad intravedere l’antica bellezza ed a desiderarla ancora.

Davide Gaetano D’Accolti, l’aveva colta e in quel suo desiderio aveva trovato chi, senza conoscerlo, aveva avuto fiducia in lui, permettendogli di accostarsi, indagarlo, toccarlo come in una carezza; don Luciano Rotolo, l’aveva accolto e gli aveva aperto la porta della cantoria, soprattutto era entrato nell’anima di questo giovane amico e l’aveva compresa.

Davide confidò il suo sogno a Mimmo, tra l’altro collaboratore di don Luciano, l’avv. Castellaneta, e sperava nel miracolo, nell’anima collettiva che potesse risvegliarsi dal torpore e prendersi cura di quella bellezza dimenticata.

Sperava che un giorno, potessimo tutti riscoprire il suono, l’armonia, la bellezza, ma anche la capacità umana di opporsi alla morte e, riscoprendone la vita, riscoprirsi capaci di tendere all’eternità.

Una prova concreta della verità della nostra rassomiglianza al divino.

E Davide, malgrado la sua vita è stata violentata, come la moda, l’incuria, l’indifferenza ha violentato l’organo, oggi ci chiede di realizzare anche il suo desiderio, ma soprattutto la metafora della speranza.

“Quando nella tua vita vedi rovine, senti la finitezza della morte, ma se indaghi nella tua anima profonda scopri che l’ultima parola della vita non è morte, ma resurrezione”.

Ci indica che se ci prendiamo cura dell’organo, come di un nostro sentimento, di una persona cara, della nostra anima, realizziamo un piccolo miracolo: non morirà.

Ma non solo non morirà, ma scopriremo insieme che anche ciò che ci sembra finito, ha sempre dentro di sé una bellezza, un suono da svelare.

Per questo Davide, affrontiamo con sacrificio, ma anche con tanta speranza, questo lento cammino di restauro che ci hai indicato, perché, con l’organo si restauri anche ogni nostro dolore, così che il ricordo sia presente, ma, soprattutto, sia ancora preghiera dal suono dolce, sia una carezza tenera, come lo sguardo tra Maria e il Figlio dell’uomo, nell’altare maggiore.

Il restauro dell’organo non è solo il recupero di un antico strumento musicale, ma anche la misura, per ognuno di noi, della possibilità della propria rinascita, qualsiasi sia la sofferenza o il dolore che sembra possedere la forza di schiacciarci con gli occhi a terra.

Chiunque vorrà esserci vicino, in qualsiasi forma e misura sia possibile, parteciperà a questo piccolo miracolo.

Il restauro dell’organo e di noi stessi, è possibile solo se è della comunità, perché si sveli il mistero che il dolore si scioglie solo se condiviso, se ognuno si fa carico di un pezzettino.

Il premio è il sorriso degli angeli, è la coscienza dell’armonia, dell’accordo, del cuore collettivo.

Non significherà nulla il recupero dell’organo se insieme non recuperiamo anche noi stessi come parti dell’unica missione di amore alla quale siamo destinati: sconfiggendo l’egoismo, l’indifferenza, il divisore che suona campane rotte e senza futuro.

Con la consegna dei lavori, il 23 giugno 2017, alla ditta Puccini di Migliarino Pisano(PI) e, per la parte della cassa lignea, con prospetto e balaustra alla Ditta Begarestauri di Elisabetta Longo di Castellana Grotte, per un importo complessivo stimato di circa 65.000,00 euro, vorremmo anche che ognuno possa intraprendere il suo personale viaggio di ricostruzione.

Il progetto di restauro, valutato positivamente dalla Sovraintendenza e dai tecnici della Curia, ing. Pietro D’Onghia e ing. Giovanni Pinto, è sostenuto dall’Associazione che in molti hanno voluto per prendersi cura di Davide; ed è stato reso possibile grazia alla sensibilità umana e spirituale del nostro Vescovo, Sua ecc.za Mons. Giuseppe Favale che ne ha compreso lo spirito ed il bisogno.

Ed infine realizza un altro sogno di Davide, la valorizzazione dei nostri giovani, come dell’amico di Davide Giuseppe Colonna, organista, filosofo, concertista, che mai ha posposto il raggiungimento di questo obiettivo al suo tempo, garante dello spirito profondo e della fedeltà di tutti al cammino anche spirituale che Davide aveva intrapreso.