PER DAVIDE E PER GLI ALTRI RAGAZZI

Davide Gaetano d'Accolti...ci sono luoghi che hanno parole di eternità

La storia di Davide, è memoria, ed è forte il rischio del dolore e del rimpianto.

L'assenza è un turbine di emozioni e lacrime e speranza e preghiera e cura, così come quando nascono tutti i nostri figli, e così sarà fino al nostro ultimo respiro.

Daviduccio, ci piacerebbe descriverti come sa fare un acquarellista che usa tratti di colore lieve e mai pieni, così come sei apparso tu, con quella riservatezza che non era timidezza, ma ritrosia ad imporre a chiunque la tua presenza.

Se c'è un tuo limite, è l'attività sportiva, eppure grazie all'amico Ninnì  riuscisti ad essere primatista mondiale della staffetta 100 per mille.  Il tuo fu uno dei tempi più alti, eppure non mollasti.  Si vince solo quando si dà il meglio di sè, per gli altri. Se rinunciavi tutto sarebbe finito e noi non avremmo imparato la tua lezione.

Tra i ricordi più belli, l'attesa e l'amore che già provavi per la tua sorellina che volevi chiamare "Davida"; che risate, invece era un modo per dirci che era già parte di te.

E la passione precoce per tutto ciò che funzionava con la corrente elettrica, la delusione natalizia per la costosa macchina elettrica, regalo di  di Babbo Natale, ed il sorriso aperto per la bustina di triple e lampadine, che nè mamma nè nonna, mai ti facevano mancare.

Le serate passate davanti al fuoco, ad immaginare storie e fiabe, l'allenamento al mistero, al simbolismo come quello di don Chisciotte, colui che con l'amore, non si prende in giro, ma riesce a trasformare la realtà.

I viaggi che desideravi fare nelle città d'arte, nella natura primordiale, il costruire gli igloo tagliando il ghiaccio con il legno da te modellato, per fonderci con il silenzio dei boschi di montagna, nei luoghi d'arte, nel mare riservato e distante da quello rumoroso e modaiolo.

Quante volte abbiamo sorriso del tuo sentirti un uomo fuori dal tempo, dell'ottocento, del tuo desiderio di imitarne cortesia, stile ed abiti.

Il coraggio di essere rivoluzionario e contro il sistema, sapendo che, a volte, un no alle consuetudini, poteva comportarti una serata da solo, ma mai la sconfitta della tua profonda spiritualità.

Un uomo in cerca, un uomo verso il mistero; siamo certi che il passo che non hai potuto compiere tu, lo ha potuto fare Gesù verso di te, è nel suo stile: la mano che noi non abbiamo potuto tenerti per superare la paura dell'ultimo atto, l'avrà data Lui e per questo lo benediciamo.

Lo benediciamo del dono che ci ha dato nel percorre un tratto della nostra strada con te, Davide, ed anche della forza che ci dai per interrogarci, purtroppo solo ora, del senso del vivere, del tempo, dell'infinito.

Nelle tue nottate passate ad osservare il cielo, a scrutare mare ed orizzonti, avevi già capito cosa veramente conta nella vita: non un tempo fisico riempito di cose ed insignificante.

Ai nostri, "il viaggio non possiamo farlo, dobbiamo finire casa", tu hai sostituito i tuoi viaggi dove non arrivano i mezzi di locomozione: il viaggio dentro di te alla ricerca della nostra anima più profonda, e non hai mai fatto un capriccio. Un viaggio in compagnia: la tua musica, sulla tua musica, di tanto tempo fa, ed ogni nota che accarezza la tua età.

Neanche queste privazioni ti hanno reso avido: quando i nonni, distribuivano i loro risparmi, quasi ti vergognavi di essere lì, quasi che fosse un peccato mischiare affetto e soldi, spirito e materia. Da loro, hai sempre chiesto permesso e non perchè non ti sentivi famiglia, ma per l'antico sentimento di rispetto per chi ci ha preceduto, come sentivi anche per il nonno che qui non hai conosciuto, ma che è venuto ad accoglierti, per suonare insieme.

E il rispetto per tutti i tuoi insegnanti, dall'Asilo, con le tue carissime insegnanti della Scuola Elementare, alla Scuola Media, al Liceo Classico.

Come hai amato questa scuola, e come questa ha amato te. Che soddisfazione saper che non hai imparato solo a tradurre, o far di conto, ma eri pieno della profondità e della curiosità delle conoscenze.  Ora quel laboratorio di fisica, il tuo Paradiso Terrestre, ha il tuo nome.

Qui hai scoperto le lingue antiche, la filosofia, ma soprattutto la musa della Musica e il suono.

Hai scoperto che le apparecchiature a valvola riproducono la dolcezza del suono e tu, comunicando anche con russi, canadesi, australiani hai collezionato migliaia di valvole ed apparati in disuso che hai restaurato, ed infine progettato e costruito.

Gli ultimi due amplificatori non hai avuto il tempo di assemblarli, e noi li conserveremo, con il tuo progettino scritto rigorosamente con penne stilografiche ritrovate nei mercatini e riparate, nella certezza che prima o poi anch'essi ridaranno il suono che tu, pur non sentendolo ancora, già conoscevi.

Ti ricordi di quella penna stilografica  costruita dalla ditta barese, che riparasti e volevi regalare all'erede, andandolo a trovare nel suo negozio.  Che bello sapere che si emozionò e pianse, riaprendo per te vecchi scatoloni in deposito, eredità del suo papà e dell'attività ormai scomparsa.

Hai scoperto la Musica, il Petruzzelli, il sogno che potesse diventare il luogo di tutti.  Quante corse dalla facoltà di ingegneria ai botteghini per comprare il biglietto scontato, per non perderti nessun'opera e non gravare sul bilancio familiare. L'orgoglio di farti fotografare con Quirino Principe, i cui testi erano diventati parte della tua vita notturna. Conoscevi tutti e tutti ti conoscevano. Ci hai anche regalato una prima gratis, dono del direttore tuo amico.

Quanta rabbia hai provato ogni qualvolta percepivi che, anche nell'arte, la bramosia di pochi può uccidere il "tempio", e per te questo era diventato il Petruzzelli.

Come il convento dei Cappuccini che vedevi ogni mattina per andare all'Università con tua zia, con cui condividevi la passione della politica, sempre più decadente, come partecipazione e mai ruolo o privilegio,  e ci dicevi: non potete proprio fare nulla per salvarlo? Volevi metterci i tuoi risparmi... avevi l'ingenuità dell'onestà, il sogno di che guarda oltre l'orizzonte di sè.   Arriverà il momento cher ci batteremo anche per questo, che cercheremo di far diventare circolare la tua idea di un luogo di produzione e confronto delle arti.  Ormai la realtà non ci spaventa più.  Ora tutto qui è possibile.

Come l'organo del Carmine, ed ora sappiamo che essercene presi cura è gia strada verso la resurrezione.  Spero che anche tu possa gustare del senso comunitario di recupero, come la rinascita di una riacquisizione del piacere di essere insieme, fare insieme.

E poi venne il momento, l'unico in cui veramente prendesti la tua vita nelle tue mani:           - diventerò ingegnere elettronico, ve lo devo, ma io devo inseguire la "bacchetta magica".

Così ti iscrivesti anche al Conservatorio Musicale di Bari, e sembravi essere diventato ancora più alto, erano solo sorrisi e corse, ed incontri con gli altri studenti, con i professori; li chiamavi amici, e tanto ti bastava.

Come i tuoi amici di liceo: tra passeggiate, suonate, concerti, speranze, birra artigianale che con loro realizzavi con cura maniacale, e scambio di futuro.

Fino a scoprire il sentimento puro dell'amore.

Eppure, non dimenticavi chi non poteva godere della tua stessa felicità.

Non avevi cose, ma eri felice e non desideravi più nulla per te.

E venne il tempo dell' ERARD, il tuo pianoforte a coda, ora silente. Il tuo orgoglio, come quello del primo Harmonium che comprammo ed andammo a prendere giù vicino a Leuca: l'orgoglio era per il tuo studio di restauro: un piccolo capolavoro.

Più grande ed impegantivo quello dell'ultimo Harmonium che dovevi solo assemblare. Che bello il dono del viaggio  insieme nelle campagne romane per salvarlo dal tarlo e dall'oblio.

Suscitavi tanta simpatia cortese, che i loro proprietari quasi si scusavano per chiederti in cambio, i soldi che risparmiavi.

A volte, le tue assenze pomeridiane misteriose: ora sappiamo da tanti sacerdoti, come don Luciano a Conversano, don Gaetano a Polignano. Eri riuscito a conquistarti anche la loro fiducia.  Potevi osservare ed usare gli organi delle loro Chiese.  Non andavi mai da solo, sempre con qualche amica o amico.  Non eri solo come pensavamo noi, ma sceglievi tra chi vive la vita con rispetto e chi ha l'arroganza solo di sè.

E i tuoi amici ed i loro successi erano, per te, forse, più importanti delle tue stesse aspirazioni: ricordo di quando convincesti la tua amica a partecipare ad un concorso vincente a Caserta.

Un concorso importante e con un nome importante.

Forse, non in Italia, oggi sarebbe una pianista da teatro pieno, come chi, laureato in Lettere Classiche, diplomato al Conservatorio, ha subito trovato lavoro a Vienna, e mai qui.

Quaante volte, sentendo i telegiornali, commentavi ormai assuefatto, che qui di arte e qualità non si vive, solo di merci, ruberie e furbizia.

Ed il trio universitario che seduti sui gradini della facoltà, per te orrore architettonico che ti allontanò dell'ingegneria civile, parlaste di futuro, di sogni, dell'importanza di seguire la propria vocazione, e non il grigiore di un accontentarsi, per un ruolo che, forse, per molti è sintomo di successo, ma solo materiale.  E tu non sei più materia, ad insegnarci cosa veramente resta di noi. 

E così Davide, tra un tocco di ironia educata con i miei amici che sapevi far diventare tuoi, note, scambi musicologici con il tuo vero luogo dell'anima, restauri praticati e sognati, e tanta serenità, sei arrivato su quella strada...

Ma su quella strada, che un drogato ed alcolizzato in chissà quale "teatro" notturno vegetante, aveva anche lui deciso di percorrere per follia o volontà, non si è fermato il tuo spirito ed ora è chiaro il senso della tua vita.

Nelle pieghe del nostro dolore per te, si rivelano i dolori del mondo: non più indifferenza per una madre che perde un figlio in mare, per un giovane che non riesce a farcela, per un anziano solo, per chi ha un suo dolore e non può parteciparlo, perchè c'è sempre un'altra urgenza, c'è sempre altro da fare. 

Mai più la mia vita, ma quella di chi, pur sbeffegiato, deriso, colpito, ha accettato di morire per amore proprio di questi. Che è facile amare chi ti assomiglia, non chi ti è nemico. Una parola che è l'inizio della fine dell'umanità.

Così Davide non possiamo neanche odiare chi ti ha ucciso, perchè negheremmo l'unica speranza che abbiamo per rivederci.

Ma non odiare il peccatore, non significa essere inerti al suo peccato, non significa irresponsabilità, colpo di spugna.  Non significa non aspettarsi che questo uomo, diavolo, in quanto divisore di un figlio con i suoi genitori, di un fratello con sua sorella, sappia assumersi le sue colpe, ma subito convertire la sua vita: ho tolto la vita e dono la mia vita a chi a bisogno.  Ho vissuto solo per me, ora metto davanti a me il prossimo.

Noi giudichiamo da uomini. Forse dovremmo vivere da santi.

Noi abbiamo provato a dirglielo allo Stato, che tu criticavi ma rispettavi, noi abbiamo provato a dirglielo: che almeno la tua passione, possa servire a salvare altre vite.

in verità, è il suo silenzio che ha risposto: non conti nulla per molti uomini delle istituzioni, non contiamo noi.

Non conti nulla per loro, ma non per le tante persone che ti sono vicine.

Non per noi.

E se tu conti per noi, dobbiamo farci carico delle emozioni e far contare i tanti Davide e Davida che lasciamo indietro o soli, di fronte ai molti uomini delle istituzioni, non solo indifferenti a te, ma, ormai possiamo dirlo, alla vita stessa.

Tu sei oltre il tempo, loro sono nel tempo.

Tu sei vivo, loro sono morti.

 

 

DAVIDE E LO STATO

UN MINISTERO E' DI PIETRA
ED I LORO CUORI ?

 

LETTERA INVIATA IL 17 MAGGIO 2016

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al Sindaco del Comune di Bari e Città Metropolitana dott. Antonio De Caro

decarosindaco@comune.bari.it

Al  Comandante provinciale dell’Arma Carabinieri Col. Vincenzo Molinese

provbacdo@carabinieri.it

Al Questore di Bari dott. Carmine Esposito

Urp.quest.ba@pecps.poliziadistato.it

All’assessore alla partecipazione di Bari dott.Maselli Silvio

s.maselli@comune.bari.it

Al Comandante della polizia municipale di Bari dott.Nicola Marzulli

rip.poliziamunicipale@comune.bari.it

 

e per conoscenza

 

A S.E. il Ministro degli Interni dott. Alfano Angelino

caposegreteria.ministro@interno.it

A S.E. Prefetto di Bari dott.ssa Carmela Pagano

urp.prefba@pec.interno.it

Al Presidente della Regione Puglia dott. Michele Emiliano

presidente.regione@pec.rupar.puglia.it

 

Oggetto: assassinio del giovane Davide Gaetano D’Accolti. Richiesta informazioni.

 

 

Come forse alcuni di voi sanno, nostro figlio e fratello, Davide Gaetano D’Accolti, è stato ucciso alle ore 3,10 del 21.2.2016, sulla statale 16, all’altezza di Torre a Mare, frazione di Bari.

Davide aveva 22 anni e stava semplicemente tornando a casa, dopo aver accompagnato la sua fidanzata Cristina, al termine di una serata passata in casa, nelle campagne di Conversano, dopo un’altra settimana di studio, per preparare un esame di ingegneria e seguire le lezioni al Conservatorio, in parte guardando il film “Il nome della rosa” in omaggio alla grandezza di Umberto Eco, e in parte accompagnando con il suo pianoforte a coda “Erard” il canto soprano della Bohème che Cristina doveva ripetere per l’esordio al teatro Petruzzelli del giovedì successivo.

E’ stato ucciso da un certo giovanni palumbo. Tale soggetto ha devastato i suoi sogni, ha privato la sua famiglia della normale felicità di vivere, ha impedito una bella storia di amore.

Per capire la sofferenza senza speranza, bisogna provarla e non basta solo immaginarla.

E’ talmente devastante che chi la prova non desidera altro che nessun altro debba subirla.

Questo giovanni palumbo, in totale antitesi alla vita che conduceva e voleva condurre il nostro Davide, nello stesso tempo in cui sentivamo suonare e cantare, provvedeva a rifornirsi di droghe ed a ingozzarsi di alcool.

Decideva poi di percorerre svariati chilometri contromano sulla statale 16, malgrado le segnalazioni di diversi automobilisti, ad elevata velocità, fino a schiantarsi sulla eco-up guidata dal nostro ragazzo.

L’individuo palumbo, risultava poi con tasso alcolemico di 281 mg/dl e positivo ai cannabinoidi e alla cocaina, il cui commercio è nelle mani delle mafie.

Non si tratta di incidente stradale, e chi lo ritiene tale deve dar conto alla sua coscienza.

E’ offensivo per nostro figlio e fratello, per la sua voglia di vivere sereno, impegnato, onesto, rispettoso degli altri e delle leggi, parlare d’incidente stradale.

Davide con quel mondo non c’entrava niente, andava per la sua strada, voleva la sua vita, fatta di serenità, impegno, onestà, rispetto degli altri e delle leggi. Sempre con altruismo e passione.

Quando si guida contromano, drogati ed alcolizzati, si vuole uccidere qualcuno, manca solo il nome.

E vi è già un concorso morale nell’omicidio, ossia quei genitori incapaci di fermare il proprio figlio assassino, anche con il coraggio di denunciare i comportamenti. Comprare droga è facile, ma chi non è abituato, in una sera qualsiasi, non saprebbe neanche a chi rivolgersi, a meno che non sia spacciata nel locale frequentato.

Ma le amnesie spesso soccorrono questi assassini che certamente non ricorderanno chi è stato il loro rifornitore, sempre che qualcuno glielo chieda o abbia una certa rilevanza sociale, casomai chiudere il locale dove si fa consumare alcool e droga.

Davide, per noi, è stato vittima di un omicidio volontario, addirittura in concorso tra diversi soggetti: genitori distratti, venditori di alcool che accrescono i loro sporchi conti correnti, mafiosi controllori del traffico di droga. E poi, vediamo chi altri …

 Certo, la responsabilità penale è personale, è propria di giovanni palumbo, tra l’altro curato gratis dal Servizio Sanitario, ovvero anche con i nostri soldi, in quanto paghiamo, senza possibilità di evasione, le tasse. Chissà, se non si pensi di creare un precedente nei confronti di chi volontariamente ha tali comportamenti, ovvero che il Servizio sanitario di Bari, non pensi di procedere con una rivalsa dei costi sostenuti. Anche questo potrebbe avere l’effetto di dissuadere chi decide di andare ad uccidere qualcuno, tanto ha l’assicurazione che ha rinunciato alla rivalsa, è curato gratuitamente a spese di quella collettività di cui poi non ha che disprezzo comportamentale.

Vorremmo avere il massimo di giustizia che questo Paese è in grado di dare, nella sua civiltà, ed anche le istituzioni dovrebbero volerlo sostenendoci apertamente e distinguendo così tra persone che s’impegnano per dare il meglio di sé in favore della comunità, e chi degli altri non ha alcuna considerazione, fino a valutare nulla la loro vita. Ed importa anche che i vizi di questi, come il consumo di droga, è certamente un modo diretto per finanziare l’economia criminale.

Ad oggi sono passati quasi tre mesi, e l’assassino: consumatore di droga ed alcool; di Davide: consumatore di musica classica, libri, teatro, è libero, ha goduto della primavera, godrà della prossima estate, potrà festeggiare compleanni, potrà riabilitarsi, forse avrà una famiglia, i suoi genitori potranno abbracciarlo.

Per Davide dobbiamo sperare che esista un’altra vita e che il Signore voglia tenerlo con sé (cosa per la quale preghiamo), mentre noi siamo morti che camminano, non sapendo per quale motivo svegliarci, dove volgere lo sguardo alla ricerca di un volto e di una voce di cui si sta perdendo anche il ricordo, cosa significhi il futuro se non dolore.

Ed in questi tre mesi nessuno delle istituzioni ha sentito il bisogno di chiamarci, di manifestarci un minimo di vicinanza.

Non sbagliano le istituzioni, ma gli uomini che le rappresentano possano sbagliare, ma amministrare significa anche rendere conto e vivere significa anche rendere conto a se stessi delle priorità umane che ci guidano.

Così abbiamo cari, finora, solo i volti di quei poliziotti che sulla strada dovevano svolgere il loro compito, non dimenticandosi che quel corpo martoriato era un figlio e il nostro strazio molto più vicino a quello di quella Donna che vide crocefisso il proprio figlio e non a quello di chi non riesce a chiudere un bilancio. Non potremo dimenticarli.

Se un giorno voi avrete bisogno, noi ci saremo.

Abbiamo fiducia e speranza nella Magistratura, ma questa interviene l’attimo dopo, anche se è paradossale che noi, genitori e fratelli di chi hanno ucciso, non dobbiamo neanche essere sentiti dalla giustizia. Interviene senza poterci dare indietro la vita di nostro figlio, fratello ed anche la nostra, e senza che possa sostituirsi ad altre istituzioni per dirci: - abbiamo fatto tutto quello che era in nostro potere per proteggere il vostro ragazzo.

Molti di voi, devono essere invece presenti nell’attimo prima ed è a voi che vorremmo porgere delle domande, ma quelle con i “perché” sono inutili e non portano più a niente.

Abbiamo, però altre domande alle quali vogliamo, da cittadini che pagano le tasse, cercano di rispettare le leggi, credono nello Stato, pur avendo guadagnato una famiglia distrutta, avere risposte, anche perché contiamo che esista ancora un senso di responsabilità verso tutti coloro che hanno diritto di vivere sereni e in sicurezza:

  1. quanti controlli di alcooltest e drogatest sono stati eseguiti in provincia di Bari nella notte tra il 20 e 21 febbraio 2016?
  2. quanti controlli di alcooltest e drogatest sono stati eseguiti in provincia di Bari dal 1 gennaio 2016 al 20 febbraio 2016?
  3. quanti controlli di alcooltest e drogatest sono stati eseguiti in provincia di Bari dopo il 21 febbraio 2016?
  4. quante pattuglie di Polizia Municipale, Polizia Stradale, Carabinieri, erano in servizio la notte tra il 20 e il 21 febbraio 2016 nel  barese?
  5. quante altre giovani vite sono morte per incidenti stradali in provincia di Bari dal 21 febbraio 2016 ad oggi?

 

Non pensiate che siamo persone da compatire per il loro stato o che vogliono trovare altri “responsabili” per quello che è accaduto a noi, per poterci consolare in un rancore allargato.

Vogliamo capire solo se le attività di repressione per condotte di vita e di guida delittuose, oltre che di sostegno a un importante settore dell’economia mafiosa e criminale, che noi consideriamo invece attività di prevenzione, siano sufficienti o, in caso contrario, quali siano i motivi e cosa fare per evitare dolori e solitudine del giorno dopo.

Noi abbiamo già sacrificato un figlio, possiamo almeno pretendere che si faccia il massimo per evitare che altri figli si perdano?

Fermarli, sanzionarli pesantemente con le multe previste dal codice della strada, non pensate che possa modificare i singoli comportamenti, scoraggiare abitudini diffuse e comunque apprezzate dai venditori di alcool e droga, evitando così morte e non solo delle vittime?

Malgrado il silenzio, speriamo non indifferente, sin qui mantenuto, crediamo, almeno, di aver diritto a delle risposte.

Davide non è più qui, Lui non ha finito, e noi non ci fermeremo.

Distinti saluti

Gianni, Maria Antonietta e Silvia D’Accolti

 

"SOLO IL COL. MOLINESE HA AVUTO LA CORTESIA DI VOLER INCONTRARE I FAMILIARI, ASSICURANDO CHE LE RISPOSTE LE STAVA COORDINANDO LA PREFETTURA"

"AD OGGI NESSUNA RISPOSTA MALGRADO SI CONTINUI LA SOLITA VITA NEI LOCALI NOTTURNI E SI REGISTARANO ANCORA TANTI INCIDENTI CON OMICIDI PER LE STESSE CAUSE"

LO STATO...SILENTE

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05860 SENATO

 TESTO ATTO

Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-05860

presentata da

DARIO STEFANO

martedì 24 maggio 2016, seduta n.632

 

STEFANO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

 

in data 21 febbraio 2016, alle ore 3.10 del mattino, sulla strada statale 16, all'altezza di Torre a Mare, frazione di Bari, veniva ucciso il giovane Davide Gaetano d'Accolti, di anni 22, dal signor Giovanni Palumbo, che si trovava a percorrere da svariati chilometri la statale 16 contromano;

Palumbo sarebbe risultato positivo all'alcol test, con un tasso di 281 milligrammi per decilitro e positivo ai cannabinoidi e alla cocaina;

solo in Italia, ogni anno, i morti per incidenti stradali, si pongono nella media di oltre 3.300 unità;

i genitori del giovane Davide sono impegnati in un'opera meritoria di sensibilizzazione, affinché le istituzioni, di ogni ordine e grado, operino con strumenti ed iniziative volte a ridurre il numero di casi, come quello tragico accaduto al proprio figlio, si chiede di sapere:

 se il Ministro in indirizzo possa riferire:

 - il numero dei controlli di alcool test e droga test che sono stati eseguiti in provincia di Bari nella notte tra il 20 e 21 febbraio 2016; il numero dei controlli di alcool test e droga test eseguiti in provincia di Bari dal 1° gennaio 2016 al 20 febbraio 2016;

- il numero di controlli di alcool test e droga test eseguiti in provincia di Bari, dopo il 21 febbraio 2016;

-quale fosse il numero di pattuglie di Polizia municipale, Polizia stradale, Carabinieri, in servizio la notte tra il 20 e il 21 febbraio 2016 nel barese;

-ed infine quale sia il numero di persone morte per incidenti stradali in provincia di Bari dal 21 febbraio 2016 ad oggi.

(4-05860)